Come non pagare le tasse sulle rendite da trading online? Alternative e possibili soluzioni

Le rendite finanziarie vengono tassate in Italia alla fonte quando ci si rivolge a intermediari e banche italiani o con una sede nel Bel paese, quindi di fatto le tasse vengono pagate ‘a monte’, ritrovandosi nelle mani solo le somme “nette”.

Per alcuni tipi di rendite, c’è la possibilità di aprire il conto, e poi operare, con broker che non hanno una sede in Italia, e che quindi non possono applicare il regime amministrato. In questo caso gli intermediari si limitano a inviare la rendicontazione relativa alle plusvalenze e minusvalenze dell’anno precedente, lasciando poi al trader la parte “burocratica” (relativa alla dichiarazione dei redditi includendo anche i redditi da capital gain). Quindi tecnicamente non è possibile, se si è soggetti residenti in Italia, fare trading online senza pagare le tasse (vedi anche Evasione Fiscale), direttamente o indirettamente, ma la situazione cambia proprio se ci si focalizza sull’aspetto della residenza.

Residenza all’estero e trading online: è possibile non pagare le tasse?

Il trading online per alcuni traders molto abili è diventata una vera e propria professione, con il rischio di far assimilare i redditi ottenuti come redditi assoggettabili addirittura all’Irpef (con aliquote ben più elevate di quelle previste per le rendite finanziarie). Quindi se non si vuole cadere in una situazione del genere, per prima cosa non ‘bisogna’ superare i 5 mila euro di guadagno in un anno. Ovviamente, per chi ha fatto del trading online un lavoro, si tratta di una somma che viene superata nell’arco di qualche settimana, per cui per non pagare le tasse bisogna pensare a portare la propria residenza altrove.

In quale paese conviene aprire un conto trading?

Non si deve trattare necessariamente di Paesi presenti nella black list, ma è sufficiente che siano previste delle forme di tassazione meno onerose (come nel Paesi dotati di flat tax). Tuttavia bisogna fare attenzione al discorso delle residenza “reale” e non solo quella risultante a livello burocratico (rispettando il periodo di giorni massimo ammesso dalla legge italiana per non essere considerati residenti e quindi tassati, ricordando il discorso legato al “centro” dei propri interessi e affetti).

Ovviamente in questa ottica bisogna preferire brokers stranieri. Cercare invece di puntare semplicemente sul fatto che il fisco ‘non può avere sotto controllo la posizione che ogni traders ha sui vari broker internazionali’ è oramai molto rischioso, specie per il controllo che oggi viene condotto sul dichiarato e il tenore di vita mantenuto.